Venerdì 18 settembre l’Auditorium Stefano Cerri di via Valvassori Peroni ha accolto numerosi cittadini, familiari, operatori e volontari per assistere a La sposa del buio, spettacolo teatrale promosso nell’ambito del progetto Age Mi Up e patrocinato dal Municipio 3 di Milano.
La serata si è aperta con una breve riflessione sul tema della demenza e sull’importanza di continuare a cercare e riconoscere la persona anche quando la malattia sembra occupare tutto lo spazio della relazione. Un invito a non fermarsi soltanto alle perdite e alle difficoltà, ma a mantenere vivo uno sguardo capace di cogliere la storia, l’identità e l’umanità che continuano ad abitare ogni persona.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Raffaele Parolisi e portato in scena dalla Compagnia Teatrale Il Grillo ODV, ha scelto di accompagnare il pubblico in una direzione complementare: quella della fatica, del dolore e delle trasformazioni che l’Alzheimer porta con sé.
Attraverso la storia di Giusy e di sua figlia Olivia, il pubblico ha potuto entrare nelle diverse fasi della malattia, assistendo al progressivo modificarsi dei ricordi, delle parole, delle autonomie e degli equilibri familiari. Al centro della rappresentazione non vi era soltanto la persona malata, ma anche l’esperienza del caregiver familiare: le paure, il senso di impotenza, la rabbia, la stanchezza, il bisogno di trovare nuove modalità di incontro e relazione con una persona che cambia giorno dopo giorno.
Un racconto intenso e autentico, che non ha cercato di attenuare la durezza della malattia, ma che ha restituito con sensibilità la complessità dell’esperienza vissuta da tante famiglie.
Ad accompagnare la narrazione, le musiche e le coreografie del corpo di ballo hanno contribuito a dare forma alle emozioni più profonde, trasformando il linguaggio del corpo in uno strumento capace di raccontare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere.
La partecipazione del pubblico è stata profonda e sentita. Durante la rappresentazione si sono alternati momenti di silenzio, riflessione e commozione, segno della capacità del teatro di toccare corde profonde e di rendere condivisibili esperienze che troppo spesso vengono vissute in solitudine.
Al termine dello spettacolo il regista Raffaele Parolisi ha condiviso alcune riflessioni con i presenti, partendo dalla propria esperienza personale.
La serata ha confermato quanto sia importante creare occasioni culturali e comunitarie capaci di parlare di demenza non solo come tema sanitario, ma come esperienza umana che coinvolge persone, famiglie e territori. In questo senso il teatro si è rivelato ancora una volta uno strumento prezioso di sensibilizzazione, capace di promuovere consapevolezza, empatia e vicinanza.
L’evento si inserisce nel percorso del progetto Age Mi Up, che nelle prossime settimane proseguirà con nuove iniziative rivolte alle persone anziane, ai caregiver familiari e alla cittadinanza, con l’obiettivo di costruire una comunità sempre più attenta, accogliente e capace di prendersi cura.

