Bar calzini

il bar dei Calzini Spaiati

Entrare in sala insegnanti e imbattersi in un bar in piena attività può sorprendere.

Il profumo del caffè, le tazze disposte con cura, le richieste che si intrecciano tra una pausa e l’altra. A uno sguardo più attento, però, emerge ciò che rende questa esperienza unica: a gestire il servizio non sono gli adulti, ma i ragazzi.

Il progetto viene realizzato dalle equipe di educatori che lavorano sul territorio di Misinto e Lazzate, due comuni in provincia di Monza e della Brianza, dall’anno scolastico 2022/2023.

Il Bar dei Calzini è un progetto educativo che nasce all’interno del contesto scolastico con l’obiettivo di offrire ai ragazzi uno spazio concreto e significativo in cui sperimentarsi.

Non un’attività simulata, ma un’esperienza reale, fatta di responsabilità, relazioni e apprendimenti che prendono forma attraverso il fare.

L’idea di questo progetto è nata dall’esigenza di sostenere alcuni studenti a socializzare tra loro, ma subito è diventato un’opportunità̀ per realizzare il sogno di un ragazzo di diventare cameriere anche solo per un giorno. Ed ecco così che prende forma il progetto del “Bar dei calzini spaiati”.

All’interno dell’aula professori viene allestito un vero e proprio bar, organizzato e gestito dai ragazzi con il supporto degli educatori. Ogni fase del lavoro diventa occasione di crescita: dalla preparazione del caffè all’accoglienza dei “clienti”, dalla gestione degli ordini alla cura degli spazi. I ragazzi imparano a rispettare tempi e consegne, a collaborare tra loro, a gestire piccoli imprevisti e a trovare soluzioni.

Ciò che rende il progetto particolarmente significativo è il coinvolgimento attivo dei ragazzi in tutte le sue fasi, non solo operative ma anche progettuali e creative.

Il Bar dei Calzini, infatti, prende forma anche attraverso il loro contributo diretto all’identità del servizio: sono i ragazzi a ideare e realizzare la grafica dei menu, a progettare i loghi e a organizzare gli strumenti di cassa. Questo lavoro consente di sviluppare competenze trasversali, che uniscono creatività, competenze digitali, capacità organizzative e matematiche, rafforzando al tempo stesso il senso di appartenenza e di responsabilità.

Il progetto si amplia ulteriormente quando i ragazzi diventano anche narratori della propria esperienza. I ragazzi hanno realizzato un video di presentazione del Bar dei Calzini, scegliendo come raccontarlo, quali aspetti valorizzare, come comunicare all’esterno ciò che vivono.

Non solo: durante l’open day della scuola sono proprio loro a presentare il progetto a genitori, insegnanti e visitatori. In questo contesto, i ragazzi assumono un ruolo attivo e visibile, sperimentando la possibilità di raccontarsi, di esporsi e di riconoscere il valore di ciò che fanno.

Il Bar dei Calzini diventa così uno spazio educativo complesso e ricco, in cui l’apprendimento passa attraverso l’esperienza diretta. Non si tratta soltanto di acquisire abilità pratiche ma di sviluppare competenze relazionali ed emotive: saper accogliere, comunicare in modo efficace, gestire le proprie emozioni, lavorare in gruppo.

Il contesto informale del bar favorisce inoltre relazioni più spontanee e autentiche tra ragazzi e adulti. La sala insegnanti si trasforma temporaneamente in uno spazio condiviso, in cui le distanze si accorciano e si costruisce un clima di fiducia reciproca. In questo ambiente, i ragazzi possono mettersi alla prova in modo protetto ma reale, trovando riconoscimento e valorizzazione.

Per gli educatori, il progetto rappresenta uno strumento privilegiato di osservazione e intervento. Attraverso le attività del bar è possibile cogliere le risorse di ciascun ragazzo ma anche le eventuali difficoltà, intervenendo in modo mirato e accompagnando i percorsi individuali. L’esperienza diventa così un contesto in cui sostenere lo sviluppo dell’autonomia, della consapevolezza di sé e delle competenze sociali.

Anche il nome del progetto richiama volutamente una dimensione familiare e quotidiana, ma allo stesso tempo unica e riconoscibile. Un nome che incuriosisce, che resta, e che rappresenta uno spazio in cui ogni ragazzo può sentirsi parte attiva di un’esperienza condivisa.

Il Bar dei Calzini non è soltanto un laboratorio o un’attività scolastica: è un percorso educativo che lascia tracce nel tempo. Nei gesti appresi, nelle relazioni costruite, nelle competenze sviluppate e, soprattutto, nella consapevolezza – spesso nuova – di essere capaci.

Ed è proprio da qui che prende forma ogni processo educativo significativo: dalla possibilità di fare esperienza, di essere riconosciuti e di crescere, insieme.

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Sostenere chi cura: un progetto per accompagnare i caregiver nella fragilità

Prendersi cura di una persona anziana fragile, con decadimento cognitivo, demenza o malattia degenerativa, significa spesso attraversare una quotidianità intensa, fatta di emozioni, responsabilità, domande e inevitabili fatiche. Dietro ogni gesto di cura c’è una relazione che cambia e che richiede nuovi strumenti, nuove parole e nuovi modi di stare accanto all’altro.

Per questo la Cooperativa Sociale Cogess promuove da anni il progetto “Sostenere chi cura”,  dedicato ai familiari e ai caregiver che accompagnano persone in condizioni di fragilità, in particolare anziani con decadimento cognitivo, demenze e malattie degenerative.

L’obiettivo è offrire uno spazio di ascolto, confronto e sostegno concreto a chi, ogni giorno, si prende cura di qualcuno, spesso mettendo in secondo piano i propri bisogni emotivi e relazionali.

Il progetto prevede incontri informativi gratuiti e momenti di approfondimento pensati per aiutare i caregiver a comprendere meglio ciò che accade alla persona fragile, a leggere i cambiamenti relazionali e a individuare modalità di comunicazione più efficaci. Al centro dell’esperienza non c’è soltanto la malattia, ma soprattutto la persona e le competenze che restano vive, anche quando alcuni ricordi sembrano perdersi.

Gli incontri saranno condotti da Dario Ferrario, psicologo e psicoterapeuta con una consolidata esperienza nel sostegno ai caregiver e nella cura delle fragilità legate all’invecchiamento. Da anni lavora nei percorsi di accompagnamento rivolti ai familiari di persone con Alzheimer e demenza, occupandosi di formazione e gruppi di sostegno secondo il modello dell’Approccio Capacitante.

 

Guardare oltre la malattia: l’Approccio Capacitante

Il progetto si fonda sul modello dell’Approccio Capacitante, ideato da Pietro Vigorelli, che parte da un presupposto semplice ma profondo: anche nelle situazioni di decadimento cognitivo la persona mantiene competenze, bisogni e desideri che meritano ascolto. Attraverso un uso attento delle parole, dell’ascolto e della relazione, è possibile favorire un benessere condiviso e costruire una convivenza più serena per chi cura e per chi è curato.

Durante gli incontri, i partecipanti potranno:

  • comprendere meglio le caratteristiche del decadimento cognitivo;
  • riflettere su modalità comunicative più efficaci;
  • riconoscere le risorse che continuano a esistere nella persona fragile;
  • condividere esperienze, dubbi e difficoltà della cura quotidiana.

Al termine degli incontri informativi sarà inoltre possibile manifestare interesse per un successivo percorso laboratoriale di approfondimento e confronto tra caregiver, pensato come spazio di sostegno reciproco e crescita condivisa.

Dove e quando partecipare

La partecipazione è libera e gratuita. Sono previsti diversi appuntamenti sul territorio milanese:

  • 20 maggio 2026 | ore 14.00–16.00 – Il Lato Positivo, Via Botticelli angolo Largo Rio de Janeiro
  • 16 giugno 2026 | ore 10.00–12.00 – Casa di quartiere Feltre, Via Crescenzago 56
  • 17 giugno 2026 | ore 14.30–16.30 – Casa di quartiere Valvassori Peroni, Via Valvassori Peroni 56
  • 25 giugno 2026 | ore 10.00–12.00 – Casa di quartiere Boscovich, Via Boscovich 42

Per informazioni è possibile contattare Alessia Battaglia – Cooperativa Cogess scrivendo a coordinamento@cogess.it o chiamando il 392 9492569.

 

Prendersi cura di chi cura significa prendersi cura delle relazioni. Perché nessuno dovrebbe affrontare da solo il peso e la complessità della fragilità quotidiana.