Interventi educativi domiciliari

Interventi educativi individuali: prendersi cura dei segnali, costruire possibilità

Siamo a circa un anno dall’avvio del progetto Food for Fine, di cui siamo partner insieme a Terre des Hommes, Fondazione Lazzaroni Consultorio La Famiglia, Associazione Nutrimente, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori, Fondazione The Bridge e Università degli Studi di Milano. Il progetto mira a sperimentare un modello di contrasto al fenomeno del disagio psicologico di adolescenti, tra 11 e 18 anni, legato ai disturbi dell’alimentazione (DNA), all’interno della città metropolitana di Milano. 

Ci stiamo occupando di educazione, supporto emotivo e creazione di ambienti protettivi e responsivi, agendo prima che il disagio si manifesti in forme gravi che richiedano trattamenti clinici, coinvolgendo gli adolescenti in attività che stimolano creatività, socializzazione e benessere, in luoghi come le scuole, i centri sportivi e gli spazi di socializzazione dei ragazzi, ambienti familiari ai giovani e non associati a cure mediche. 

Tra le diverse attività proposte, Cogess ha elaborato un modello di presa in carico individuale educativa di cui oggi vi raccontiamo

disturbi del comportamento alimentare non compaiono all’improvviso: spesso si manifestano attraverso segnali iniziali, cambiamenti nel rapporto con il cibo, con il corpo e con le emozioni. Indicatori che possono emergere nei diversi contesti di vita dei ragazzi: nella quotidianità scolastica grazie allo sguardo attento degli insegnanti, nelle attività sportive o di doposcuola, oppure attraverso il confronto con i servizi sociali e gli altri interlocutori adulti con i quali i ragazzi si trovano ad interfacciarsi nella loro quotidianità. È proprio a partire da queste osservazioni condivise che può prendere avvio un intervento educativo mirato.

All’interno del progetto Food for Fine, uno degli strumenti proposti da Cogess è rappresentato dall’intervento educativo individuale rivolto a preadolescenti e adolescenti tra gli 11 e i 18 anni. Un lavoro attento e mirato, che si colloca tra prevenzione e accompagnamento, con l’obiettivo di intercettare precocemente situazioni di fragilità e sostenere i ragazzi nei loro percorsi di crescita.

All’interno di questo progetto, l’intervento educativo individuale è stato anche oggetto di una rielaborazione significativa. Tradizionalmente, infatti, questa tipologia di intervento viene attivata in situazioni di tutela o in presenza di fragilità familiari e sociali, spesso su mandato dei servizi. In questo caso, invece, lo strumento è stato ripensato e adattato per lavorare in modo più precoce sul tema specifico dei disturbi del comportamento alimentare, anche in un’ottica preventiva, intercettando segnali di disagio prima che si strutturino in forme più complesse.

L’affiancamento viene costruito su misura, mettendo al centro il ragazzo o la ragazza, ma non si limita mai ad un lavoro individuale. L’intervento si sviluppa infatti sia sul territorio, nei contesti di vita quotidiana e nelle relazioni tra pari, sia a domicilio, entrando nelle case e coinvolgendo quindi l’intero nucleo familiare.

Questo permette di agire non solo sui comportamenti visibili, ma anche su ciò che li sostiene: abitudini quotidiane, dinamiche relazionali, pregiudizi, credenze e aspettative.

In questo processo, il cibo rappresenta una chiave di accesso importante, perché profondamente intrecciato alla dimensione affettiva, relazionale, culturale e identitaria.

Lavorare sul rapporto con il cibo significa spesso aprire uno spazio più ampio di riflessione: sul bisogno di controllo, sul desiderio di autonomia, sul senso di appartenenza e di riconoscimento. Accanto agli aspetti più direttamente legati all’alimentazione, l’intervento educativo intercetta infatti anche altre dimensioni significative, come il perfezionismo, il rapporto con il senso del dovere, la difficoltà a esprimere emozioni e bisogni, o il timore del giudizio.

In alcuni casi, quando le parole faticano a trovare spazio, il corpo e il comportamento alimentare diventano un modo per comunicare. L’affiancamento educativo offre allora un contesto protetto in cui questi vissuti possono emergere, essere riconosciuti e gradualmente trasformati, costruendo modalità più consapevoli ed efficaci di espressione.

Intervenire in questa fase significa lavorare sul disagio emergente in un’ottica di prevenzione concreta: non aspettare che il disagio si strutturi, ma cogliere i segnali e accompagnare ragazzi e famiglie nell’affrontarli insieme. È un lavoro che richiede tempo, fiducia e continuità, ma che può aprire possibilità nuove, rafforzando le risorse individuali e relazionali.

In questo senso, l’intervento educativo individuale non è solo una risposta a una difficoltà, ma un’opportunità per generare consapevolezza, sostenere la crescita e costruire cambiamento.

Trovate l’articolo anche nel blog dedicato al progetto

cinema

Cinema in cortile: due serate di cibo che diventa storie e comunità.

Nell’ambito del progetto Food for Fine, sostenuto dalla Fondazione Con i Bambini, abbiamo dato il via a un piccolo esperimento di comunità: due serate di cinema all’aperto nel cortile di un caseggiato di via Botticelli, a Milano, che si sono svolte il 25 giugno e il 2 luglio.

Un contesto semplice, informale, ma incredibilmente vivo e accogliente, capace di trasformarsi in una piazza condivisa per emozioni, pensieri e convivialità.

Nello stesso caseggiato Cogess gestisce lo spazio di prossimità “Il Lato Positivo” all’interno del quale si realizzano diverse attività a favore del quartiere e di chi lo vive: attività di socialità per anziani, sportelli sociali, campus e doposcuola, laboratori per bambini e ragazzi, ludoteca per adolescenti. Lo spazio è anche il luogo nel quale si svolgeranno alcune delle attività del progetto Food for Fine.

Tornando alle due serate, i film proposti, in collaborazione con l’Associazione La Scheggia, non sono stati scelti certamente a caso: “The Crow’s Egg” e “Si Chef! La brigade” raccontano entrambi, con linguaggi e stili diversi, storie che parlano di cibo, dignità e relazioni.

Il primo, The Crow’s Egg, è una pellicola indiana delicata e toccante, che segue le avventure di due fratellini di un quartiere povero di Chennai, decisi a realizzare un sogno semplice ma potentissimo: mangiare una pizza. Un desiderio che si trasforma in un viaggio di crescita e di scoperta, tra ingiustizie sociali e la forza della solidarietà familiare.

Il secondo, Si Chef! (La brigade), è una commedia francese che combina umorismo e impegno sociale. La protagonista, una chef raffinata in cerca di riscatto, si ritrova a lavorare in un centro per minori stranieri non accompagnati. In cucina, tra ingredienti e ricette, sboccia un incontro tra culture, esperienze e umanità.

Attraverso queste storie, il progetto Food for Fine ha voluto sensibilizzare in modo leggero ma profondo sul rapporto con il cibo e su come questo attraversi la nostra vita non solo sul piano fisico, ma anche su quello relazionale, emotivo e sociale. Il cibo come diritto, come desiderio, come linguaggio di cura e come occasione di riscatto.

I due obiettivi principali, coinvolgere le famiglie con ragazzi preadolescenti e adolescenti e parlare di cibo per fare comunità e favorire reazioni nel tessuto sociale, sono stati entrambi raggiunti!

Le proiezioni hanno riscosso una buona partecipazione: bambini, famiglie, adulti e anziani si sono ritrovati sotto le stelle, sfidando il gran caldo di questi giorni pur di vivere insieme un momento diverso. Ad accompagnare i film, una “anguriata” fresca e condivisa ha completato l’esperienza, facendo del cortile un vero spazio di incontro. Un ringraziamento speciale al gruppo di adolescenti che, in quesi due giorni, dal pomeriggio si sono dati da fare per acquistare le angurie, trasportarle e prepararle tagliate e fresche per essere servite, oltre ad aiutarci ad allestire il cortile.

I bambini ci hanno raccontato che l’iniziativa è piaciuta moltissimo, anche se qualcuno ha trovato le proposte piuttosto impegnative:

“Il primo film, con i sottotitoli, era un po’ difficile da capire per me, ma il secondo ci ha fatto ridere tanto!”. In molti sono stati felici di ritrovare gli amici la sera, dopo la giornata trascorsa insieme al centro estivo.

Anche gli adulti hanno apprezzato l’occasione:

“È stata una bella serata da passare con mia figlia di 13 anni. Abbiamo fatto qualcosa insieme che ci ha coinvolte entrambe,” ha raccontato una mamma.

Siamo molto soddisfatti di questa prima iniziativa del progetto. Due serate che hanno unito cinema, riflessione e comunità, e che ci incoraggiano a continuare su questa strada: semplice ma preziosa.

Trovate l’articolo anche nel blog dedicato al progetto

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EAT – Educazione all’Alimentazione sul Territorio

PREVENZIONE E RISPOSTA AI BISOGNI EMERGENTI DEI MINORI: NASCE A MILANO IL PROGETTO EAT 
 
Finanziato dal Bando Cariplo Attenta-mente 2023, “EAT” ha fatto il suo ingresso nel capoluogo  lombardo a metà marzo 2024 e avrà una durata di due anni. 
 
Realizzano e promuovono il progetto cinque realtà, che si occupano dell’importante tema  dell’alimentazione e di tutto ciò che il rapporto con il cibo può raccontare e comunicare di sé: Cogess, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori, Associazione Nutrimente, Consultorio La Famiglia e Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano.

Il Progetto EAT si impegna a mettere in rete soggetti che, con strumenti e modalità integrate, si occupano di emersione del disagio nell’infanzia e nell’adolescenza e di favorire percorsi di benessere, in particolare riguardo al rapporto con il cibo e i disturbi alimentari.

Il progetto “EAT” permette alle famiglie di ottenere risposte immediate, mirate e personalizzate  attraverso il loro coinvolgimento in attività volte a promuovere la consapevolezza, l’educazione  alimentare e il benessere. 
 
Ecco alcune delle attività previste: 
  1. Campagne di Sensibilizzazione: Utilizzo dei social media, realizzazione di manifesti ed eventi  aperti alla cittadinanza per sensibilizzare sull’importanza di un corretto rapporto con il cibo e il  proprio corpo.
  2. Seminari e Conferenze: Incontri con esperti del settore per dialogare e confrontarsi  sull’educazione all’alimentazione, sul tema dei disturbi alimentari e informare su come  mantenere uno stile di vita sano. 
  3. Percorsi Educativi: Affiancamento individuale e di gruppo per favorire la relazione, la cura di  sé e la ricerca del proprio benessere. 
  4. Laboratori di Cucina: Esperienze per riscoprire un avvicinamento al cibo attraverso i sensi e  la creatività. 
  5. Attività Ludiche e Sportive (circo sociale e yoga): Promozione dell’attività fisica, in gruppo,  per favorire la consapevolezza di sé, attraverso la presa di coscienza delle proprie risorse e la  ricerca di equilibrio nelle relazioni. 
  6. Supporto Psicologico: Fornire risorse e supporto per affrontare i disturbi alimentari e le sfide  emotive legate all’alimentazione. 
  7. Ambulatorio adolescenti: Presa in carico dal punto di vista ginecologico delle adolescenti, con  un’attenta valutazione di eventuali variazioni di peso e delle abitudini alimentari. Promozione del  benessere attraverso l’adozione di uno stile di vita corretto. 
Per partecipare al progetto “EAT” si possono compiere questi passaggi: 
 
  1. Informarsi e seguirci: ovvero visitare il sito web ufficiale (www.progettoeat.it) , restare aggiornati sulle campagne  di sensibilizzazione promosse dal progetto tramite social media (pagina IG), manifesti o altri canali di  comunicazione. Condividere queste informazioni con amici e familiari per diffondere la  consapevolezza dell’importanza di un sano rapporto con l’alimentazione e l’immagine corporea. 
  2. Contattarci: Chi ha bisogno di supporto emotivo o prova una situazione di malessere, può  rivolgersi direttamente agli enti coinvolti nel progetto, per ricevere consulenza e orientamento  da professionisti qualificati. Numero verde: 800.644.622 –  Numero responsabile di progetto 335.1378138 – e-mail: info@progettoeat.it Anche nei week end è attivo il numero verde tramite il quale si può contattare il referente per avere  maggiori informazioni, o chiedere una prima visita al Consultorio. 
  3. Partecipare: vengono organizzati eventi, seminari e conferenze nelle quali si possono  incontrare esperti, condividere esperienze e cogliere occasioni formative e di crescita. E’  inoltre possibile essere coinvolti attivamente nel progetto tramite la partecipazione diretta a  workshop, laboratori e attività che di volta in volta vengono promosse. 
Il progetto EAT è un’occasione per promuovere una cultura basata su un rapporto sano con la propria  alimentazione e con sé stessi. La partecipazione di ciascuno può fare la differenza nella propria vita, in quella  di chi si ha vicino e nella comunità.